Romanzo d’esordio ma tecnicamente già maturo. Voce riconoscibilissima e ottimamente tenuta, buon lavoro sulla lingua (non è un italiano con esotismi dialettali, ma un dialetto trasposto dentro l’abito dell’italiano), grande abilità di montaggio. I personaggi si muovono in un orizzonte apparentemente reale e crudo, in realtà del tutto allegorico e mentale, con poche concessioni a forme di neo-neo-realismo che pure l’ambientazione e l’impianto del “romanzo di tre generazioni in una città del sud” farebbe temere – ad esempio: tutti combattono, ma curiosamente è difficile dire contro chi. Ci sono avversari occasionali, certo, ma si tratta per lo più di combattimenti immaginari, che si muovono in uno spazio mentale a metà tra il fumetto d’infanzia per giovani maschi rimembrato e un’epica in-civile e probabilmente im-possibile. Una certa ruffiana capacità di commuovere non guasta affatto.